
Bachis Sulis, il “poeta bandito” di Aritzo vittima di false accuse.
Nato ad Aritzo il 14 gennaio 1795 e conosciuto come il “poeta bandito”, è stato certamente uno dei personaggi di maggior interesse della storia poetica sarda nel primo Ottocento; nonostante ciò rimasto a lungo tempo nell'oblio e quasi avvolto “in un'aura di mistero e di leggenda”, sia per i componimenti che per la sua vita segnata da un destino tragico. La complessiva e organica opera poetica del Sulis “fu distrutta da una sorella per istigazione del parroco del paese”; tantissime cantones erano infatti caratterizzate da una severa critica “dei costumi corrotti di certi preti e di certe bigotte”. Dopo la sua scomparsa, per interessamento di un nipote furono ritrovati diversi componimenti ed altri ricostruiti grazie alla memoria dell'oralità popolare. Dal materiale ora conosciuto si rileva la volontà compositiva di abbandonare gli imperanti schemi dell'Arcadia e favorire una nuova letteratura con la valorizzazione dei motivi sociali e morali. Autore fantasioso e di sentimento, capace di creare armonia e ritmo nell'espressività dei versi che gelosamente vennero memorizzati e custoditi nella tradizione popolare orale del centro Sardegna. La complessiva poesia di Bachis Sulis, oltre che dai versi di satira moralistica, di ambiente e carattere civile, è caratterizzata dai temi delle sventure personali e dal mancato coronamento della sua storia d'amore con la bella Maria.
Bachis Sulis, appartenente ad un famiglia benestante e con vaste proprietà, era dotato di una vivace intelligenza e innata socievolezza e signorilità esaltata da un carattere mite e solare. I genitori, l'aritzese Salvatore ed Emanuela Aru originaria di Gadoni, pensarono bene di avviare il loro figliolo allo studio; dopo la frequentazione delle elementari in paese, prosegui a Cagliari presso gli Scolopi “tutti gli studi minori fino al corso di rettorica”. Dovete però interrompere, quindi non poté intraprendere i corsi di livello universitario, perché richiamato in famiglia per sostenere il vecchio padre nella gestione del patrimonio.
Rientrato ad Aritzo, oltre alla cura amministrativa dei beni familiari si dedicò all'istituzione di una scuola elementare, insegnandovi gratuitamente per tre anni consecutivi e divenendo figura di riferimento intellettuale per la notevole cultura letteraria e teologica. Da una supplica scritta al papa Pio VII, per ottenere la dispensa matrimoniale a due promessi sposi imparentati tra loro, risulta anche la buona conoscenza del latino e la disponibilità nell'aiutare i suoi compaesani più poveri e umili. Era un giovane di gran fascino, benestante, colto e distinto; si innamora, ricambiato, della bella tempiese Maria Giua, figlia del Delegato di Giustizia assegnato ad Aritzo. Con l'approvazione dei rispettivi familiari, che sostengono con entusiasmo la scelta dei due giovani, si prospettano imminenti le nozze.
Ma inaspettato, sfuma il sogno matrimoniale e quello di una vita serena. In una serata primaverile del 1818, mentre passeggiava in compagnia del futuro cognato ed amico Angelo Francesco Giua, si verificò un fatto delittuoso: “fu esplosa una fucilata a mitraglia contro la finestra della casa del signorotto locale, Antonio Basilio Caocci, noto Gusino, che rimase ferito da undici frammenti di piombo”. Del delitto, in base ad accuse false e a causa di vecchi rancori familiari, venne “formalmente incriminato con l'ordine di cattura” il giovane poeta. Alla prospettiva del carcere e di una possibile condanna da innocente, Bachis scelse la latitanza che portò avanti per ben dodici anni. Tra il 1818 e il 1830 si nascose nei monti, frequentò briganti e per diversi periodi riparò anche in casa di amici e dei suoi familiari a Gadoni. Al proscioglimento delle accuse, ritornò al paese per dedicarsi alle sue abituali occupazioni familiari. I nemici personali, sia quelli vecchi che avevano tramato per accusarlo di un reato non commesso sia i nuovi, non desistono nel voler annientare il poeta, e la notte del 13 maggio 1838, mentre si recava in casa di parenti, fu colpito al cuore da una fucilata sparata da dietro una siepe. Probabilmente ad Aritzo, come in tanti piccoli centri sardi dell'Ottocento, abbandonati in una condizione estrema di povertà e nella totale assenza di governo, era in corso una “disamistade” con scontri tra i diversi nuclei familiari.
*Il particolare dell'immagine del poeta Bachis Sulis è tratta dal murales a lui dedicato e realizzato ad Aritzo da Mauro Angiargiu.
Cristoforo Puddu