Antonio Altana

Giommaria Pulina “Ranzolu” di Ploaghe, geniale e abile tessitore di versi
il valore originario della parola, nel canto degli abili aedi, corre verso una fonte misteriosa di sensibilità e percezione istintiva che, con ricchezza di fantasia e senso di pura profonda emotività, schiude le porte all'animo degli uditori. La grande esperienza lirica estemporanea sarda ha esplorato il linguaggio e l'anima nel tracciato, ideale e identitario, che intercorre tra il pensiero e la parola polisemica nell'esaltazione della valenza ed essenza di significati.
E se un “cantadore” di grande stile, con vena genuina e tradizionale come Giommaria Pulina (Ploaghe 14 settembre 1885 – 6 febbraio 1972), è stato definito “unu poeta nuràgicu”, dai suoi stessi colleghi, a significare il “modo di poetare rispettosissimo dell'identità della lingua e di una maniera arcaica di porgere verso e argomento”, ci fa pensare che la parola/canto, coltivata in tutta la Sardegna, abbia unito un popolo alla sua radice più profonda; per la parola poetica non esiste neutralità o indifferenza, proprio per la capacità di vivacizzare in emozioni e sentimenti l'animo, con senso di armonia e musicalità timbrica e ritmica del verso, che il poeta rivela nella creatività della gara, cantando l'impossibile per sorprendere, in una manifestazione da considerare come il massimo rappresentare del teatro popolare sardo.
Di Giommaria Pulina, noto con il particolare istivinzu di “Ranzolu” per caratterizzarlo tra i tanti nuclei familiari dei Pulina presenti a Ploaghe, si può ricostruire la biografia attraverso la sua breve composizione in quartine “Autobiografia” ed attingendo alla pubblicazione curata da Salvatore Patatu (Giommaria Pulina: unu ranzolu piaghesu bonu tessidore de rimas, Il Torchietto, 2002); alle diverse opere su Ploaghe di Paolo Pulina, edite dalla Nuova Tipografia Popolare di Pavia, e alla “storica” intervista che da giovane liceale intraprese, nell'estate del 1966, con il noto e disponibile poeta. La conversazione conflui nel saggio, pubblicato a Pavia nel 1982 col titolo La poesia dialettale in Sardegna negli anni 1963-1965, a cui la prestigiosa giuria del Premio Ozieri, nell'edizione 1966 e per la Sezione Saggistica, aveva riconosciuto un attestato di “Segnalazione Speciale.
Giommaria Pulina è uno dei grandi estemporanei che hanno alimentato e nobilitato l'arte delle gare, con le indimenticabili disputas con Cubeddu, Pirastru, Testoni, Farina, Moretti, il compaesano Busellu ed altri della prima generazione, fino ai successivi grandi della seconda e terza generazione poetica rappresentata, tra gli altri, da Sassu, Tuccone, Piras, Seu. In cinquant'anni di attività, debuttò sul palco al rientro dalla prima guerra mondiale e concluse con una gara ad Ittiri nel 1968, si caratterizzò per la sonorità musicale e decisa di “una 'oghe metallica e sonora chi tinniat che campana de brunzu”, dal tratto ammaliante, simpatico, gradito al pubblico e di grande empatia verso gli avversari poetici; capace di sviluppare qualsiasi tema ma caratterialmente predisposto a cantare quelli giocosi e gioiosi, quasi per voler esorcizzare ciò che la sua vita di dolori e lutti familiari gli aveva propinato. (C.P.)

  1. Autobiografia

CONTOS

COSTANTINO LONGU    FRANCESCHINO SATTA    POESIE IN LINGUA ITALIANA

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