Friscadas jennas
de Giuseppe Angelo Puliga


Sutta chelu
che sartu in beranu
creaturas semus
po iscosiare grinas
dae custu utturinu.

E melisagros nuscare.
Affines.
“Partis cun megus”- dimando -“cras?”

Lagrimas cuant
purdigada
linna de fogu
friscadas jennas
crabetturas buccadas
e apposentos
cun appiccaos chirrigos.

Naras: “Timo s’anzenu logu”.

A forte t’istringo
ca si pesant bentos
cando naschit su sole.
E s’amore.

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Porte chiuse a chiave.
Sotto il cielo stellato come un campo in primavera siamo bambini di nuovo per allontanare l’alba da questo vicolo.
E apprezzare dei pollini il profumo. Finalmente.
“Parti con me”- chiedo- “domani?”
Le lacrime impediscono di vedere travi putrefatte buone per il fuoco, porte chiuse a chiave, tetti crollati e stanze con i canestri del pane appesi.
Dici: “Mi fa paura il luogo non mio”.
Ti stringo più forte perché si alzano i venti quando nasce il sole. E l’amore.

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Motivazione della Giuria
“Essenzialità e delicatezza del sentimento cantano il dramma dell’amore e dell’abbandono.


Menzione alla Terza Edizione del Concorso Poetico "Forti con le rime per i paesi e le città"