L'Opinione
di Giacomo Murrighili

Parole

Si può fare un discorso su questo termine? Sì. Ferdinnd de Sassure nel suo Corso di linguistica generale su parole intesa al singolare l'ha fatto il suo discorso ben lungo e pregnante. Lasciamo il discorso di de Saussure ai filologi per le loro indagini culturali e di critica testuale e parliamo di parole nel loro significato più ampio e comune. Ho conosciuto durante la mia vita parole d'onore. Tra queste belle parole, però, se qualcuna è sopravvissuta, poverina, sarà molto vecchia e vivrà solo di ricordi, come me. In quel tempo al posto delle parole bastava una stretta di mano che il contratto era sancito irrevocabilmente: «Povero st...!» No non è una parolaccia, è una spontanea commiserazione verso un povero stupido. Oggi non crede più nessuno a queste stupidaggini e tanto meno alle parole proferite da quanti si definiscono depositari della verità sacrosanta. Non vorrei che qualcuno pensi che mi riferisco a esponenti politici. No, per carità: me ne guarderei bene, credetemi, parola d'onore! Io mi riferisco alle parole, che a volte sono bugie, mi riferisco a chi sono bugiardi che dicono parole false. Ma di bugie e di bugiardi sono disseminati tutti i settori della società umana, eh, una parola è! I politici sono persone serie e poi sono tutti cristiani e bugie non ne possono dire, potete prenderli in parola. D'altronde buona parte o quasi, tranne la sinistra, siedono alla destra di dio padre o molto vicino. La sinistra, che parola sinistra, questa sì che è una parolaccia, ma non se l'hanno scelta loro, poverini, sono i ricchi che glielo hanno appioppato. I ricchi sono persone di rispetto e di parola. Alle persone di rispetto una volta si dava la destra. Ecco perché se la sono presa! Proseguo affermando: «Io appartengo a nessuno di questi schieramenti politici: sono solo un povero.» A questo punto un ronzio stridulo di strani fonemi mi percuote i timpani come una brutta parola colma di protesta e disdegno proveniente da parte di tutti i politici. È stato un frullare di fonemi che sembrano dire: «Brutto str...!» Questo non può essere confuso con una parola mal pronunciata, costituita da sigma, tau e rho. Questo sì ch'è un vero e proprio turpiloquio. Frastornato, ho scambiato alcune parole con altri poveri. Ce n'erano tanti, più di come e quanti le parole riescono a descrivere: disoccupati,vecchi senza pensione ed alcun sussidio, barboni che rovistavano o nelle montagne di mondezza per recuperare qualche avanzo di pasto per nutrirsi o negli appositi cassonetti per trovare qualche indumento o qualche cencio per coprirsi. I fatti riescono a dire verità più che non le parole. Solo dall'assenza di parole di chi si è espresso col linguaggio della vera povertà mi son vergognato di essermi definito povero anche se sono un ottantasettenne costretto alla sedia a rotelle per una emorragia cerebrale. Vivo con una misera pensione e un miserrimo accompagnamento. Con il loro totale arrivo a stento alla fine, del mese; non riesco a farmi estrarre, a pagamento, gli ultimi cinque denti, a pagare la dentiera, gli occhiali, gli auricolari. Noi, cari pensionati, siamo gli avanzi dell'Italia del passato. Sempre meglio dell'Italia di oggi: l'Italia degli arciricchi, dei G8, delle privatizzazioni, dei corrotti, delle crisi finanziarie. Queste ultime non le hanno determinate i poveri che di soldi non solo non ne hanno nelle banche, non ne hanno nemmeno per nutrirsi, per vestirsi, per coprirsi. Quello che si teme, e questa delle parole è l'ultima parola, che si perda anche il diritto di quest'ultima.