
LORENZO BRANDINU: QUANDO LA CRISI PORTA UN’ INEDITA POSSIBILITA’
Che ne facciamo della crisi e del monito ricorrente che intende trasformarla in opportunità? Se sei un poeta ne puoi fare un libro. Come quello di Lorenzo Brandinu, Sa crisi niedda, ora in ogni libreria e online, che mostra affondi precisi nell’antico espediente di sovrascrittura della realtà che è la poesia.
Poeta e scrittore, viaggiatore e giudice onorario quella di Lorenzo Costantino Brandinu è una traiettoria di vita dedita alla trasformazione del tempo in occasioni.
Nasce ad Orani nella provincia di Nuoro, vive alle porte di Milano e nella sua ultima opera, Sa crisi niedda (la crisi nera), la lingua sarda serve da veicolo per una poetica antica e rigorosa.
E’ la poesia la forma prediletta e in grado di smistare la realtà per Lorenzo Brandinu che ha all’attivo un considerevole numero di premi. Costantemente in diaspora da quella Sardegna madre, di Lorenzo Brandinu colpisce l’ imperativo di tagliare il nastro che l’orizzonte, da Orani in poi, mostra. In questo paese, mai dimenticato e mai realmente abbandonato, nasce il poeta Lorenzo Brandinu e qui si nutre di fermenti culturali che hanno contaminato anche autori, artigiani e designer, fashion leader del velluto e della sartoria su misura la cui fama è divenuta internazionale.
Nel 73, meno che ventenne, lascia Orani, ci ritorna in immersioni regolari in un elastico teso tra grandi viaggi e la frenetica realtà della metropoli milanese. Oggi, impegnato in una routine di oltre 10 mila passi, che si trovi sulla spiaggia di Platamona o nel parco di Cinisello Balsamo dove risiede, qualcosa in Lorenzo Costantino Brandinu racconta di un andamento nomade che non è soltanto fisico. Parla di una flessibilità e di una forma di trasumanza intellettuale, di scorribande linguistiche tra logiche stritolanti e luoghi comuni. Come se tutto fosse destinato a trasformarsi, come l’acqua la vita prende e consegna forme sempre nuove, modellando antichi convincimenti tra una realtà sorprendente.
Nel 2000, già funzionario dell’azienda sanitaria di Milano, si impegna a conseguire la laurea in Servizio sociale e con una magistrale conseguita a Trieste, dove si reca regolarmente per poter dare più esami alla volta, ottimizza tempi e risorse. Fa questo il giovane Lorenzo che dalla Sardegna arriva nel capoluogo lombardo con il solo titolo della Terza media. Diploma e laurea sono ottenuti con la tenacia e la disinvoltura di chi osserva la realtà e la decodifica senza fronzoli o tentennamenti. Strategico e governato dalla curiosità Lorenzo Brandinu perfeziona la sua competenza con una Scuola di formazione triennale sistemica sulla famiglia, forte delle teorie di approccio alle relazioni, mentre si impegna anche a conseguire il titolo di maestro yoga, supera una selezione del Tribunale minorile e della Corte d’appello. Così, quando la cancelleria lo informa di tenersi libero per il giuramento per ricoprire la carica di giudice onorario, lui pensa che si tratti di uno scherzo. Il fax confermerà l’inizio dei 10 anni in questo ruolo con mandato triennale che si rinnoverà per tre volte, più un anno di proroga predisposto dall’allora ministro della giustizia Mastella.
Durante l’intensa carriera lavorativa continua la sua attività letteraria e, quando nel 2012 raggiunge la pensione, nell’autunno gli viene richiesto dal Tribunale di tornare come presidente di una commissione disciplinare ma sceglie, non senza profonde riflessioni, di lasciare spazio ai giovani.
In Sa Crisi Niedda si sintetizzano gli ultimi 15 anni di vita segnati dalla permanenza di una crisi, molte poesie affrontano il tema del lavoro mentre la Pandemia affiora con le sue ombre lunghe di dolore e resilienza. La maggior parte dei componimenti di questo libro ha ricevuto premi e riconoscimenti dentro e fuori dall’Isola. Qui l’autore alterna riflessioni serie a un umorismo che dissacra, in una costruzione continuamente rinnovata nei moduli: terzina, quartina, sestina e ottave, fino all’arcaica “trintases retrogadu”, composizione estremamente difficoltosa e perciò sempre più rara.
Si aggiudica la medaglia d’oro all’edizione 2018 del concorso di Ozieri, con la poesia in onore de Santu Costantinu, frutto di un esercizio intenso e protratto nel tempo, un pezzo pluripremiato che si snoda in una chiave detta “la moda”, uno schema difficilissimo da condurre e che nella tecnica richiede numerosi virtuosismi.
Tra “liriche e metafore scandite con prodigiosa maestria, dove i versi danzano lievi di fronte alle avversità della vita, l’autore vuole affermare l’identità isolana e le sue radici, ma anche la necessità che non venga disperso il patrimonio linguistico storico”, come dettagliato nella prefazione Stefano Ruju. E mentre una raffinata espressività affronta desolazioni e bonaccia tra cui sempre si intravede un soffio di vitale fierezza, come segnato nella sua poetica e nella vita da una terra indomita, Brandinu non si scompone mentre riesce a reagire dinanzi e a seguito di eventi dolorosi come lo sono le crisi epocali.
«Io la chiamo La Peste, questa cosa che ci ha colpito e da cui alcuni non sono riusciti ad uscire; ci ha trasformati, tutti e in ogni campo – sostiene Lorenzo Brandinu – eppure vedo quanto questo cammino stia portando una possibilità inedita per l’uomo.»
E, convinto di una nuova genesi scientifica, non smette di imparare regole di un gioco che, dice, ci vede tutti e sempre in grado di trovare interlocutori attenti, ma soprattutto risposte giuste. Ed in particolare punta a mettere a terra con entusiasmo un quotidiano che rappresenti sempre più l’impegno per la nostra abitazione comune: il pianeta.
La materia di cui è fatto il pianeta Sardegna viene scandagliata nella sua cupa Barbagia, non tanto come il segno di un sortilegio di vendette e colpe che attendono riscatto, quanto come l’arazzo perfetto di esistenze che in modo misterioso si parlano e, compiendosi inevitabili, sullo sfondo della carne, della storia, ma soprattutto del linguaggio, si concedono come una rivelazione.
Anna Maria Turra