Intervista allo scultore internazionale Mauro Corda, francese di nascita e sardo nel cuore
L'innovativo influente scultore e interprete dell'arte contemporanea internazionale Mauro Corda, nato a Lourdes nel 1960, è figlio di sardi originari del Goceano: il padre Ottavio di Illorai, artigiano muratore emigrato in Francia sul finire degli anni Cinquanta, e la madre Raffaella “Fellutza” Masala di Anela.
L'artista padroneggia diversi materiali (bronzo, ferro, alluminio, marmo, etc.) che plasma e lavora con abilità ed energica vitalità, ispirazione, bellezza e sorprendente luminosità; le sculture, presenti nelle massime gallerie internazionali e nel circuito della rete globale Opera Gallery, riflettono movimento ed elementi di emozionante espressività nella forma-struttura.
La biografia dell’artista racconta di studi artistici intrapresi a Reims e proseguiti nell’Ecole des Beaux Arts di Parigi. Trasferitosi in Spagna per un triennio (dal 1985 al 1987), matura profonde e significative esperienze umane ed artistiche con il conseguimento madrileno del premio della “Casa Velazquez”; altri attestati in età giovanile sono stati i “Prix” di ritrattistica “Paul-Louis Weiller”, di disegno “Charles Malfray”, il riconoscimento “Paul Belmondo” e quello della “Fondation Princesse Grace de Monte-Carlo”.
Dal 1987 Mauro Corda si è stabilito a Parigi, dove espone con continuità (es.: alla Galleria dell’Assemblea Nazionale o presso i maggiori musei); lo scultore di origini sarde ha proposto importanti mostre personali e significative esposizioni nelle rappresentative Città di Venezia, Padova, Bologna, Ginevra, Bruxelles, Amsterdam, Rotterdam, Londra, Francoforte, Monaco, Madrid, Barcellona, Granada, Sofia, New York, Miami, Chicago, Hong Kong, Shangai, Singapore, Seul, Mosca e Pechino.
A Sassari aveva invece donato una mostra personale nel 2012 (dal 15 giugno al 15 settembre); l’allestimento turritano, sostenuto dalla rete museale e culturale cittadina, sperimentava un’integrazione ideale attraverso il suggestivo percorso espositivo in diverse strutture di prestigio (Castello aragonese, Palazzo d’Usini, Palazzo dell’Insinuazione, Palazzo della Frumentaria, Palazzo Ducale, etc.) e nei luoghi d’interesse storico più significativi e caratterizzanti di Sassari.
Le straordinarie realizzazioni, strategicamente esposte, si relazionavano con l’ambiente e “l’interiorità umana” di dinamici spazi urbani (piazze, strade, giardini) comunicando, con la grande armonia delle forme, la dimensione e l’emozione suggestiva di “movimento” per la sorprendente intensità e forza espressiva. Per l’occasione, l’artista franco-sardo, “depositario più fedele di una dimensione poetica che trae origine dal passato”, donava a Sassari l’opera il “Drapeaux Sardo”: una gigantesca bandiera dei quattro mori in acciaio inox e resina, da collocare in uno spazio di eccellenza della Città.
A settembre, nella cittadina francese di Laon, ha inaugurato la sua struttura espositiva “Musée Corda”.
L'artista, con attenzione al legame identitario, ha recentemente donato una scultura di alto valore artistico-ideale alla comunità di Illorai; l'opera, collocata nel piazzale antistante l'area cimiteriale di Cuventu, come simbolo di riflessione esistenziale, reca le scritte: “Cogita homini mortem celeriter venire” e la dedica al fratello “In memoria di Salvatore Corda che un crudele destino ha portato via all'età di 24 anni e di tutti i defunti di Illorai”.
Segue l'intervista a Mauro Corda, “donata” con grande disponibilità e sincerità, in cui risalta in assoluto la forte personalità umana e artistica. Nella sua risposta finale a una mia domanda, su eventuali futuri progetti sardi, puntualizza “l'osservazione”, con rispettosa delicatezza, del silenzio giornalistico sull'opera donata a Illorai e delle istituzioni, in relazione a un progetto avanzato, tempo fa, dal Comune di Cagliari.
Mauro, ci puoi parlare delle tue radici e formazione?
Le mie radici culturali, come quelle di molti scultori figurativi, sono profondamente radicate nella storia della scultura greca, poi romana, gotica e, naturalmente, del Rinascimento italiano. Tuttavia, la mia formazione è principalmente radicata nella grande tradizione della scuola francese. In particolare, ho studiato con professori di questa scuola, tra cui Charles Auffray, discepolo di Robert Wlérick, e Jean Carton, discepolo di Charles Despiau, a sua volta assistente di Auguste Rodin. Per questo motivo, colloco il mio lavoro nella continuità della grande tradizione della scultura francese.
Sei un artista di fama internazionale, svolgi l'attività creativa principalmente a Parigi e talvolta collabori con laboratori toscani di Pietrasanta, ma quanto conta il tuo rapporto con l'Italia e la sua tradizione figurativa?
È vero che lavoro sia a Parigi che in campagna, non lontano dalla capitale. Il mio rapporto con l'Italia è soprattutto emotivo. Come si potrebbe non amare questo Paese, la sua bellezza, il suo stile di vita e, naturalmente, la qualità dei suoi artigiani? Anche la Francia vanta numerosi artigiani di talento e fonderie eccellenti, che mi hanno sempre dato piena soddisfazione. L'Italia rappresenta per me una vera e propria parentesi creativa: nutre la mia immaginazione, stimola la mia sensibilità e risveglia la mia ispirazione.
Nella tua manualità – ho apprezzato dei filmati che ti vedono operare – quanto conta il “mestiere” e il sapere artigiano nello sviluppo dell'arte contemporanea?
Considero la pratica della scultura, che ho sempre coltivato con dedizione, una disciplina profondamente manuale. Una perfetta padronanza della modellazione è essenziale per esprimersi nel linguaggio universale della forma. Quando il linguaggio scultoreo è preciso e controllato, la comprensione dell'opera diventa più immediata. Ecco perché una pratica assidua del disegno rimane essenziale per la creazione di un'opera figurativa: permette di osservare, comprendere e tradurre con precisione la complessità del corpo umano.
Qual è la tua concettualità poetica-figurativa per interrogare il soggetto umano e carpirne il diretto messaggio individuale e sociale?
Lavoro per temi. Quando ritengo di averne esplorato uno in modo esaustivo, me ne allontano per poi riprenderlo in seguito con una prospettiva rinnovata. I limiti del corpo, come si evince dalla mia serie sulla contorsione, la violenza dell'umanità, le opere caratterizzanti la macelleria, la disabilità e l'umanità in generale, sono temi ricorrenti nel mio lavoro. Lascio a ogni spettatore il compito di scoprirne il significato e l'interpretazione.
Le tue opere hanno, per lo più, superfici splendenti e innovativi riflessi dati da cromature, smalti e dorature. È tua volontà allontanarti dalla purezza monocromatica che veste la classicità?
No, il cromo o il bronzo lucidato non rappresentano per me una forma di emancipazione. Sono semplicemente un altro modo di catturare la luce. In passato, per ottenere questo effetto, si utilizzava principalmente l'argento fuso che veniva poi lucidato, oppure dorato. Oggi, la cromatura, il bronzo bianco lucidato e l'acciaio inossidabile ci permettono di esplorare nuovi giochi di luce e riflessi.
Sei presente in spazi museali, gallerie internazionali, ma cosa significa quando l'arte scultorea occupa gli spazi delle città con evidente monumentalità?
La scultura ha sempre avuto un ruolo importante nel paesaggio urbano. Ha contribuito ad abbellire la città, ad affermarne l'identità e a testimoniarne la ricchezza culturale. Poi, a poco a poco, è diventata meno comune. Oggi le risorse finanziarie sono maggiori, ma il senso estetico e il desiderio di dare anima agli spazi pubblici sembrano essersi affievoliti. Tutto ciò appartiene al passato; dobbiamo riconoscerlo, perché trascurando la cultura, la bellezza e l'umanesimo, rischiamo di vivere come galline in un pollaio di vetro.
Tu sei francese di nascita e di forti radici goceanine. La tua arte non conosce confini, cosa significa avere la responsabilità di essere artista di riferimento nell'universalità di un mondo sempre più smart?
Sebbene francese di nascita, rimango sardo nel cuore. Possiamo andare ovunque scegliamo di camminare, le nostre radici restano sempre. L'universalità è senza dubbio ciò che cerco di più nel mio lavoro. Con le nuove tecnologie, il mondo delle immagini è diventato protagonista. Questo ha i suoi aspetti positivi, ma questi strumenti permettono anche a chiunque – che sia sardo, Inuite o di qualsiasi altra provenienza – di condividere più facilmente il proprio lavoro e di interagire con il mondo.
Gli attuali progetti?... Pensi a futuri eventi da realizzare in Sardegna?
L'apertura del mio museo richiede molto del mio tempo e delle mie energie. Quanto all'idea di presentare una nuova mostra in Sardegna, non so se interesserebbe davvero ai sardi. Senza voler essere scortese, ho donato una grande scultura al paese natale di mio padre (Illorai), e non ne è stata fatta menzione sui giornali quotidiani locali. Capirete quindi che se verrò in Sardegna, sarà principalmente per piacere, più che per qualsiasi altro motivo. Qualche tempo fa, sono stato contattato dall'ex sindaco di Cagliari, ma il nuovo non ha dato seguito alla cosa. Non è una lamentela, solo un'osservazione. È così.
L'arte di Mauro Corda – specchio critico della realtà – impone una radicale riflessione sul senso della condizione umana e sulla necessità che l'arte contemporanea operi ed evidenzi il suo ruolo sociale al riguardo di alterità e diversità; la personale ricerca dello scultore franco-sardo, invita a nuova sensibilità nella percezione delle fragilità e vulnerabilità del corpo umano e verso un percorso che porti un rinnovato ed altro sguardo di umanità.
Cristoforo
Puddu