il
sole altovelato
Altolevato
il sole, nella giornata afosa,
richiudo la finestra per non veder di fuori
la
vita turbinosa degl'uomini affannati
in sterili vicende, che corrono veloci
coi
visi rattristati dai mille impegni vani,
coi visi sorridenti soltanto nella foto
di
tempi ormai lontani, perduti nei ricordi,
sepolti in qualche album sul fondo d'un armadio.
Lungodisteso
ai bordi dello scomodo letto,
mi smemoro di tutto, riprendo ozioso in mano
il
libro già letto mille volte, godo della
penombra lieve e inerte e d' un silenzio mite.
Non
voglio che quella pace di pensieri sgombra,
un poco riflessiva, un poco vereconda,
che
riposa all'ombra breve della giovinezza,
inconscia del lavoro, inconscia dell'altare,
lungi
dalla tristezza del dì senza domani
che tutti presto o tardi raggiunge non presago.
Ormai
molto lontani i giorni dell'infanzia,
lontani forse più di quelli di vecchiaia,
l'anagrafe
sentenzia che non si sogna più
ad occhi mezzochiusi la vita di domani:
bisogna
tirar su le maniche, moneta
guadagnare, poi alla banca il gruzzolo affidare!
Aver
mente concreta e molto arrabattarsi,
cercare nuove strade, cercar nuovi guadagni
e un
poco smemorarsi di quello che si era:
bambino che sognava un mondo che non c'era!
"Guarda,
a me sinceramente piacerebbe molto
restare come sono, studente diligente
perfino
un poco incolto che pure non diresti!
Ma credimi, gentile! Ma credimi, perbene!"
Avvolto
nelle vesti tessute di futuro
m'udiva il Destino con fare un po' perplesso
levando
il viso scuro a tratti verso il mio,
cercando nell'ovale menzogna o verità.
"Ascolta
bene: io cesserei al posto tuo
d'arrovellarmi in tali pensieri molto vani.
Vedi,
ognuno ha il suo domani. Non stancarti
troppo nella ricerca di strade mai battute
da
nessuno. Le arti che ammiri non pagano
l'affitto, non salvano lo sfratto a fine mese!
Quelle
poi ti levano le energie al lavoro,
ti rendono incapace di soddisfare il capo
col
tuo superlavoro di cento notti in bianco!
La scelta devi fare! La devi fare ora!
Non
essere sì stanco già prima d'iniziare!
Ormai tu sei cresciuto! La foto si scolora!"
"Mi
lasci un po' parlare?" risposi assai affannato
all'arido Destino ancora blaterante
e già
che condannato ormai ei mi pensava,
ma questi ratto sparve, e solo mi lasciò.
Il
sole già scappava d'in su la vasta azzurra
volta, sembrava lento svanire il giorno chiaro,
il
vento sussurrava dolce una melodia
di pace e d'ombra e il suono che triste mai non tace
della
malinconia spandevasi d'intorno.
Morivo un poco anch'io, col giorno che moriva,
si
radunava attorno una sottil paura
pensando alle parole udite poco dianzi.
Sentii
come un'arsura nella gola, svanire
ogni mia lucidità come uomo sperduto
nel
deserto, morire ogni vana speranza,
eppur sempre e comunque ad una tenue avvinto
scivolai
per la stanza, sospeso verso l'alba
della già prossima sera.