CONCORSO
LETTERARIO
“CULLEZIU”
CULLEZIU (Università
di Sassari)
premiazione 28 maggio 2011
Fra i "tabù " riservati alle donne e ai figli minori
fino a qualche anno fa, a Sassari (e non solo a Sassari) vi era quello
dei "Dopolavoro", esclusivo degli uomini generalmente soci di
un circolo o di un clan "Lu vindioru ", "lu buttighinu",
"Su tzilleri" erano la “Sancta sanctorum" dei maschi,
l'òmmini e solo qualche moglie costretta e coraggiosa "attribidda"
riusciva a varcarne la soglia per "recuperarne" il marito, il
meno in ritardo possibile. Generalmente era recuperabile al 50% e, passati
i fumi di... “vini" per la donna "attribìdda"
era un epilogo quasi drammatico la vita in famiglia. Molti maschi, più
affezionati al luogo di ritrovo dopo il lavoro, si trattenevano, per consuetudine
quasi sacra, fino alla chiusura, a tarda notte (finza a faranni la frascha),
fino cioè "all'ammaina bandiera" rappresentata da un
mazzo di edera appesa alla porta del "luogo ", accanto alla
lampada esterna. Era appunto "indi abìta" il luogo abitudinario
ove il lavoratore trascorreva il suo tempo libero con le carte da gioco
fra le mani, era il luogo dove avvenivano i contratti di lavoro e le paghe
settimanali "la chiddadda". Chi aveva bisogno di un muratore
(masthru frabbiggamurii) o di un carrettiere (carrattuneri) o zappatore
o potatore o giù di lì, doveva necessariamente recarsi a
"indi abita ", al "Dopolavoro" per contattare "fabiddà"
e contrattare.
E, non soltanto si giocava a carte e si beveva un bicchiere di vino, (la
famosa "tazzitta di dodizi a litru", misura standard per diverse
quantità, piccole o grandi, presa satiricamente in diverse circostante,
come, ad esempio per misurare i primi goccioloni autunnali dopo un 'estate
secca) o si organizzava il lavoro, ma nella bettola si faceva anche cultura,
quella popolare, più vicina alla gente, più immediata.
Non mancavano mai li gòbburi, i canti logudoresi (li cantadori
a chiterra) e i migliori intenditori si trovavano proprio lì, col
bicchiere di vino e il piatto di fave (fava a ribisari). di monzette o
di pedi d'agnoni.
E le voci "in rè, a la nuaresa, a muti a la disipiradda"
accompagnate dalle corde della chitarra si levavano tra i vicoli della
vecchia Sassari scandite secondo i codici precisi del nostro bel canto
tradizionale, fino a tarda notte. Non sono scomparsi del tutto questi
luoghi del centro storico, (i' l'isthrintogli di Santu Sisthu, di Santu
Dunadu. di Santu Purinari) se ne trovano ancora, tali e quali come vuole
la tradizione sassarese, ma, accanto ad essi (si fa per dire) ne sono
sortì altri i quali hanno aperto le porte ai familiari dei soci,
creando così un 'armonia non solo all 'interno della casa, ma anche
fra nucleo e nucleo.
Ed è una cosa ottima, questa, perché permette, in un periodo
di frenetica corsa come questo, ove è difficile guardarsi in faccia
per la fretta, lo scambio e quindi l'arricchimento che scaturisce dall’
incontro.
E, non solo possono accedere al Circolo le mogli e i figli, ma vi prendono
parte in prima persona sia nell'organizzazione, sia nel fruire di quei
benefici che l'occupazione programmata del tempo libero offre. Vediamo
incontri agonistico-sportivi fra giovani soci di diversi clan, incontri
sani che si concludono con il coinvolgimento di forze esterne (uomini
politici. amministrazioni pubbliche, ditte commerciali, singoli privati)
sensibili a questo tipo di attività.
Certamente non vengono abbandonate le tradizioni come il gioco delle carte
(si organizzano tornei di mangila), il canto sardo, la poesia.
Ce ne offre un perfetto esempio il concorso "Culleziu".
Il concorso di poesia "Culleziu " nacque alla fine degli anni
settanta (siamo giunti alla ventiduesima edizione) proprio per iniziativa
di un socio di questo Circolo Franco Paulesu, emerito presidente e attualmente
presidente onorario.
Il Circolo ormai è un'Associazione Culturale che mantiene tuttavia,
oltre allo stesso nome, gli stessi impegni ricreativi, sportivi, culturali
e di volontariato sempre in maniera fedele, quasi religiosamente.
E come sarebbe possibile cambiare nome a "Culleziu" se è
una creatura viva come una persona umana, pur nella collettività
dei soci?
E con la stessa tenacia va avanti il Premio di Poesia, crescendo di anno
in anno e adeguandosi ai tempi. Era infatti un Concorso riservato al solo
sassarese, al momento della nascita e fino a qualche anno fa quando ha
aperto le porte a tutte le varianti della lingua sarda e alla lingua italiana.
In questa maniera ha allargato le broccia tenendo stretti a sé
i sardi di tutta l'Isola, residenti e non residenti.
Ormai il Premio "Culleziu " è conosciuto ovunque, apprezzato
e attivo tanto che può vantare un centinaio di partecipanti, fra
i più rinomati della Nostra Sardegna, Questo fatto culturale non
è isolato in seno all'Associazione ma è senza dubbio il
fiore all'occhiello di tutte le attività messe in atto dai soci
che sono abituati a rimboccarsi le maniche per il bene comune tenendo
sempre viva la linfa che dalle radici porta vita al tronco-popolo sassarese
che tramanda ai più giovani la cultura più vicina e più
fedele alla propria città.
"Culleziu", quindi, è Sassari, con le sue mariglie, le
sue escursioni nel mondo archeologico, storico e tradizionale e in quello
letterario che ha la massima espressione, appunto, nel Concorso di Poesia.
Segue sempre il suo cammino con frequenza biennale il Concorso Culleziu,
crescendo sempre quantitativamente e qualitativamente e scoprendo senza
sosta nuovi talenti, ricchezza inestimabile della nostra cultura.
Come per le passate
edizioni, anche quest’anno il concorso si articola in tre sezioni:
Sezione A – riservata al sassarese e alle parlate similari come
il portotorrese, il sorsense, il castellanese, il sedinese, il gallurese.
Sezione B – riservata alla lingua sarda e sue varianti
Sezione C – riservata alla lingua italiana.
La Giuria,
composta da |