Vincenzo
Mura è nato a Pattada nel 1935 e vive a Sassari. Molto giovane,
alla fine degli anni cinquanta, ha esordito nel campo della narrativa
con racconti, novelle e servizi di letteratura e costume ne “La
nuova Sardegna”, della quale, per alcuni anni, fu corrispondente
e collaboratore della Terza Pagina. Ha scritto anche per altri giornali,
non solo dell’isola ed è stato corrispondente del Gazzettino
Sardo (RAI). È stato per diversi lustri impegnato nella politica
attiva in veste di amministratore comunale e provinciale con vari incarichi
assessoriali. È presente ne “La Grande Enciclopedia della
Sardegna”.
Ha pubblicato i romanzi: Il ballo del sole, Bibblioteca Internazionale
Editrice, Firenze 1967, vincitore del premio letterario “opera
prima” N. Machiavelli; La stagione delle mantidi, Edizioni Castello,
Cagliari 1996; La rivolta dei gigantinani, Edizioni Castello, Cagliari
1999; Su Deus Iscultzu, Condaghes, Cagliari 2002, vincitore del Premiu
de literadura Sarda Casteddu de sa fae Editzione 2002. Pur partecipando
assai raramente e solo in questi ultimi anni ai vari concorsi poetici
della Sardegna, ha riscosso importanti riconoscimenti in vari concorsi
fra i quali il primo premio al Romangia, al Seunis di Thiesi nel 2009
e al Premio di Poesia Sarda della 2ª e 3ª Circoscrizione di
Sassari nel 2011.
Poesias sèberas è la sua prima opera in versi e contiene
una selezione delle molte poesie scritte negli ultimi vent’anni.
Nella prefazione, il poeta Giovanni Fiori scrive: “… è
l’uomo la fonte prima dell’ispirazione poetica. Si presti
attenzione, a questo proposito, al rigore, alla severità con
i quali Vincenzo procede nell’assiduo e perseverante lavorio di
scavo introspettivo lungo il viaggio delle esperienze strettamente personali
di uomo operoso, impegnato sia sul versante delle opzioni politico-ideologiche,
sia come amministratore della cosa pubblica. Tra le pieghe di questa
paziente opera di ricerca interiore, emerge il continuo interrogarsi
dell’uomo per il tramite della sensibilità lirica e dell’uso
sapiente della parola, che conferiscono a quelle esperienze indole universale.
Certo, le sue radici sono quelle che sono: ogni verso, ogni parola da
lì traggono alimento e ispirazione. Il timbro identitario, la
sardità del proprio vissuto, sono sempre espressi ed anzi rivendicati
con forza e orgoglio. Per cui ritengo giusto, oggi, annoverare Vincenzo
Mura tra i poeti in lingua sarda che più di altri, a partire
dalla seconda metà del secolo scorso, hanno contribuito al rinnovamento
della poesia nella lingua-madre.”