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Lingua sarda: niente
di nuovo sotto il sole.
Si continua a girare
intorno al problema senza mai affrontarlo in modo efficace e decisivo;
questo è il fatto vero. Passare dai numerosi corsi di lingua e
cultura sarda effettuati in quasi tutte le scuole della Sardegna in questi
ultimi quindici anni, a dei corsi in alcune scuole (data anche l'esiguità
delle risorse finanziarie, la somma irrisoria di 50.000 €.) con l'obbligo
dell'uso veicolare della lingua sarda, non costituisce alcun passo in
avanti; anzi..!
E' proprio "l'uso veicolare del sardo" che mi preoccupa. Ci
rendiamo conto di quale tipo di lingua sarda sarà utilizzato nell'insegnare
qualunque materia, lingua sarda compresa? L'italiano sardizzato, sia a
livello lessicale che sintattico, la farà da padrone. La lingua
sarda, scaraventata improvvisamente in un contesto assolutamente improprio,
quale è l'insegnamento scolastico, diventerà un ibrido che
di sardo non avrà quasi niente, tolte le desinenze con la "u"
e con la "s" e, forse, qualche fonema caratteristico.
Persino nei paesini dell'interno, le generazioni nate negli anni sessanta
presentavano l'inclinazione irresistibile all'uso dell'italiano travestito
da sardo. La televisione, la scuola, la musica, la moda e quant'altro
parlavano italiano e più esso veniva utilizzato anche nella lingua
sarda, più costituiva segno distintivo di progresso e modernità,
di essere in linea con i tempi nuovi.
Attualmente neanche si fa più finta di parlare in sardo, neanche
quel sardo ibrido che si diceva; si parla quasi esclusivamente italiano
e basta. Persino gli adulti e gli anziani sono stati costretti ad adegursi
alle nuove sigenze, pena l'essere totalmente esclusi da un rapporto con
le nuove generazioni, rapporto già di per sè in crisi profonda.
Dunque conoscenza del sardo da parte degli alunni equivalente quasi a
zero.
Con questa iniziativa dunque gli alunni delle scuole coinvolte nei corsi
avranno come primo vero approccio alla lingua sarda lo studio di una materia
scolastica insegnata in sardo veicolare, che non potrà che essere
quell'ibrido che si diceva. Qualunque docente infatti, pur con tutta la
sua buona volontà, dopo una vita trascorsa ad insegnare la materia
in lingua italiana, non potrà improvvisamente esprimere in un sardo
accettabile quegli stessi contenuti, ma utilizzerà anch'egli quell'italiano
sardizzato a cui nessuno di noi purtroppo può sfuggire.
Ogni docente consapevole di questo handicap si arrampicherà sugli
specchi per cercare di rimanere più fedele a un sardo corretto,
ma certamente non potrà riuscirci, perchè obiettivamente
impossibile. Perchè allora non desistere da questo progetto e non
partire invece da uno studio della lingua sarda utilizzando, per cominciare,
l'italiano? Quale sarebbe l'obiettvo da raggiungere se non quello della
conoscenza del sardo, con questo progetto? Sinceramente temo che spesso
i politici, ben sostenuti dai burocrati loro vicini, siano interessati
maggiormente all'iniziativa ad effetto, alla visibilità che da
essa può derivare, al fatto di poter dire che "l'insegnamento
col sardo veicolare l'ho introdotto io per primo". La correttezza
dei risultati per la salvaguardia e la conoscenza della lingua sarda può
ben passare in secondo ordine.
E non si dica ancora, come altre numerose volte, che comunque è
meglio che niente! Non è vero, talvolta bisogna avere il coraggio
di dire che il malfatto può essere ben peggio del non fatto, come
in questo caso. Gli alunni fanno in fretta ad imparare il "sardo
porcheddino", conoscendo già l'italiano: basta travestirlo
con desinenze e fonemi di sicura appartenenza al sardo e il gioco è
fatto; con buona pace della vera lingua sarda, quella parlata dalla gente
dei paesi, i nonni e i genitori, gli adulti e gli anziani, i "non
studiati" soprattutto e tanti scrittori e poeti, tutti depositari
del nostro patrimonio linguistico.
Perchè tanta fretta, dunque, di utilizzare il "sardo porcheddino"
come lingua veicolare? Per imbastardire ulteriormente quel poco di buono
che ancora resiste? No, non è questo che serve; l'urgenza è
altrove. E' nella necesstità di introdurre l'insegnamento obbligatorio
del sardo in tutte le scuole di ogni ordine e grado, nello studio e nella
conoscenza della lingua sarda nei suoi caratteri generali, con particolare
attenzione, in ciascuna scuola, al dialetto o ai dialetti del luogo. Certamente
ci sarebbero letture, dialoghi, ricerche, coinvolgimento di sardoparlanti
di ottima qualità, ma lingua veicolare per il momento dovrebbe
essere l'italiano, per rispetto del sardo, che così rimarrebbe
altro, com'è.
On. Assessore, chieda dunque ad ogni scuola un programma di lavoro per
due ore settimanali in ciascuna classe secondo queste linee, incaricando
docenti di lingue e di lettere che garantiscano la propria capacità
e disponibilità a tale insegnamento. Dia incarico ad una commissione
didattica di livello regionale o provinciale di valutare i programmi-progetti
e di suggerire eventuali integrazioni o modifiche, e stabilisca inoltre
che il voto in pagella sulla lingua sarda faccia media con quelli delle
altre materie di studio e concorra alla valutazione globale dei risultati
raggiunti da ciascun alunno.
Si avrebbe subito:
• maggiore prestigio e considerazione per la lingua sarda, normalmente
disprezzata o usata in contesto folclorico;
• un corretto approccio al sardo, effettuato con gradualità
e sicurezza, data la complessità della materia;
• l'acquisizione di esperienza anche da parte dei docenti, che avrebbero
così l'occasione e il tempo di informarsi e prepararsi per il meglio
all'uso veicolare del sardo;
• la possibilità di conoscere i caratteri generali di tutta
la lingua sarda nelle sue principali varietà, da cui ricavare più
precisamente i caratteri specifici del dialetto locale;
• la possibilità di conoscere opere letterarie in lingua
sarda di buona qualità, per poter concretamente acquisire gli strumenti
della lettura e della scrittura;
• la possibilità di coinvolgere e valorizzare, nell'attività
didattica, familiari degli alunni o altre persone di assoluta competenza
linguistica del sardo, opportunamente individuati dai docenti.
Tutto ciò subito. In seguito, il tempo sarà maestro, come
si dice qui da noi.
Michele Podda
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