La Notizia///////////////////
//////////di Cristoforo Puddu

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L’ASSOCIAZIONE CULTURALE SOS DE SANTU MATTEU DI BONO PROMUOVE IL CANTO CORALE IN LIMBA ANCHE ALL’ESTERO

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L’associazione culturale “Sos de Santu Matteu” di Bono si avvia a raggiungere il traguardo del diciassettesimo anno di attività e si conferma come una delle tante belle realtà sarde, nate dalla diffusa passione per il canto corale in limba logudorese.
Particolare e caratterizzante è l’attenzione del sodalizio -diretto dal maestro Franco Carta- verso la pratica del noto repertorio di canzoni tradizionali e il patrimonio popolare-religioso dei gosos. Il coro, composto da circa trenta elementi, ha promosso anche all’estero (Galles, Lettonia, Spagna, Danimarca, Lituania e in Estonia, nella città di Tartù, per la 48^ edizione dell’Europeade) il canto folkloristico sardo ed è stato spesso invitato a cantare la liturgia in lingua sarda in significative cerimonie religiose: si ricordano quelle memorabili dell’ottobre 2003 in Città del Vaticano, presso la sala Nervi-Paolo VI e nella Basilica di San Pietro, in occasione del bicentenario della costituzione della diocesi di Ozieri, alla presenza del Santo Padre Giovanni Paolo II e del Cardinale sardo Pompedda.
All’associazione bonese si devono svariate iniziative di carattere culturale-solidale e la registrazione, nel 2005, del CD titolato “Tottu-Cantos in Bonora”, con la partecipazione del Tenore G.M. Angioy e degli indimenticati Zizzu Micheli Gusinu e Mondo Vercellino all’organetto diatonico. Nel 15° anno di fondazione hanno anche curato la pubblicazione del libro “RAIU VIVU SOBERANU” -con introduzione di Ubaldo Mulas e il patrocinio del Comune di Bono e della Provincia di Sassari- che raccoglie i gosos dedicati ai santi di Bono e di Lortzia ed è arricchito graficamente con le immagini delle numerose chiese del centro goceanino. Approfonditi studi e raccolte di gosos -che sono canti devozionali o paraliturgici in onore dei Santi o della Madonna- risultano contenuti nelle opere di Giovanni Maria Delogu Ibba (sec. XVII-XVIII), di Giovanni Spano, di Giovanni Sechi e Giovanni Dore, mentre le versioni riportate nella pubblicazione sono quelle cantate tradizionalmente a Bono e trascritte fedelmente dal sacerdote Giovanni Manca o attinte dagli appunti del vecchio cantore locale Michele Mameli.
(29-12-2012)