Gilberto La Scala

 

ARTIGIANATO La singolare atmosfera di una piccola sartoria

Rocchetti e antichi stornelli a Borgo Vittorio


Ci si deve mollo spesso riferire a Borgo quando si parla di artigiani o di artigianato, perché molti artigiani, tradizionalmente, vivono o operano nell'antico, eppur sempre «giovane», rione Borgo.
Qui abbiamo trovato una delle più belle figure di artigiano, un sarto. Rarissimi i sarti, si dice che siano in via di estinzione. Sarà vero? Ma il signor Gilberto La Scala ci sembra sia tutt'altro che intenzionato a lasciare il suo laboratorio a Borgo Vittorio. Attraversiamo un piccolo cortile, saliamo alcuni gradini e ci troviamo di fronte ad un personaggio cordiale ed accogliente. Il suo laboratorio contiene gli elementi essenziali: un bancone, cui sono stati, genialmente, attaccati numerosi rocchetti con fili di tanti colori, una macchina da cucire, un grande divano antico, un manichino, un ferro da stiro e vari armadi a muro.
Quadri alle pareti, fotografie sue e dei suoi cari, di Papa Giovanni Paolo II e della sua mamma al telaio. E molte locandine di concerti e diplomi di canto. Si perché il nostro bravo artigiano ama il canto, una voce da tenore.
Racconta di avere iniziato a lavorare a 6 anni. Naturalmente, a quell'età potèva fare ben poco, soltanto osservare e cercare di apprendere. Ma poi, piano piano aveva preso dimestichezza con un mestiere che poi gli avrebbe anche dato molte soddisfazioni.
Nato in Calabria in una famiglia numerosa, 10 figli, dove la mamma, semianalfabeta, rimasta vedova con tanti figli da crescere, si era costruita un rudimentale telaio e aveva mantenuto la famiglia intessendo tele e creando stoffe molto apprezzate.
Poi i figli avevano iniziato a «espatriare» e anche il nostro sarto, ancora giovanissimo, era giunto a Roma.
Una svolta nella sua vita, perché qui avrebbe incontrato Maria, una giovane romana. L'aveva sposata nel '58 e da lei ha avuto 4 figli. E stato, ed è tuttora, un entusiasta il signor Gilberto. Il suo lavoro lo soddisfa, gli da la carica.
Ma non è soltanto il lavoro in sartoria. Ha una bella voce e, sin dai primi anni a Roma, canta. Ha lavorato nelle migliori sartorie della città e, per il canto ha frequentato la scuola Polverosi, nel rione Prati.
Il signor Gilberto è soddisfatto per avere fatto sempre il proprio dovere ed essersi dedicato ala famiglia prima ancora di cedere al fascino della sua vena musicale.
Se da giovane cantava stornelli e canzoni napoletane nei teatri o come «posteggiatore» nei ristoranti, negli anni seguenti ha avuto incarichi importanti, co¬me quello di cantare l'Ave Maria nella Basica di San Pietro, per matrimoni di personaggi molto importami.
Ma «le migliori esibizioni musicali - ci spiega Gilberto La Scala - sono quelle nelle quali ho coinvolto i miei ‘magnifici’ nipoti, Emanuele, Ricordo e Francesco».
Il nonno è orgogliosissimo, specie del cd musicale inciso insieme a loro, dal titolo «L'uomo più amato», dedicato a Giovanni Paolo II.
Queste sono per lui le gioie più intime, quelle che gli permettono di dedicarsi con maggiore serenità alla sua opera di artigiano.
Stanno scomparendo i sarti?
Non di certo quelli che l'arte l'hanno appresa fin da bambini, quelli che amano il mestiere e lo fanno coscienziosamente.

MARIELLA LOMBARDO

(L'Osservatore Romano 10-10-2007)

www.luigiladu.it